Il film "Gloria – Il ritorno" offre un approfondimento sulla figura di Gloria Grandi, interpretata magistralmente da Sabrina Ferilli, che si trova ad affrontare le conseguenze delle sue scelte passate. Dopo la sua apparizione nel 2024 su Rai 1 con la serie che la vedeva come una diva in declino, il nuovo film, in onda stasera alle 21:30, la riporta alle sue radici nel quartiere del Tufello, un luogo decisamente meno patinato rispetto al suo passato glorioso. Questo ritorno non è solo geografico, ma rappresenta un viaggio introspettivo, costringendola a confrontarsi con la realtà senza filtri e a misurarsi con le dinamiche familiari e personali che ha trascurato.
Nel film, diretto da Giulio Manfredonia, ritroviamo Gloria in un momento cruciale della sua esistenza, priva degli artifici e delle manipolazioni mediatiche che hanno caratterizzato la sua carriera. Il cast vede la conferma di Sergio Assisi nel ruolo dell'ex marito Alex, Emanuela Grimalda come l'assistente Iole, e Luca Angeletti con la figlia Martina Lampugnani (Emma), a cui si aggiungono nuove presenze come Claudia Gerini, Pino Strabioli e David Sebasti, arricchendo la narrazione con nuove sfumature e interazioni. La trama riprende dal punto in cui la serie si era interrotta, con Gloria in detenzione a seguito dello scandalo della finta malattia. Il suo periodo in prigione e le sedute di psicoterapia con il dottor Rummo, insieme ai lavori socialmente utili nel Tufello, la spingono verso un percorso di auto-accettazione e riconciliazione con se stessa e con i suoi affetti più cari, compreso il fratello Sergio, con cui cerca di ricucire un legame.
Il percorso di Gloria Grandi è quello di una donna che, nonostante gli errori e le debolezze, mostra una forza d'animo nel voler affrontare la vita e le sue sfide. L'attrice Sabrina Ferilli ha sottolineato la modernità del personaggio di Gloria, descrivendola come una figura che lotta con la complessità dei suoi molteplici ruoli: attrice, consorte, madre e sorella. Gloria non è una figura immacolata, ma piuttosto una "simpatica canaglia" che accetta le batoste della vita con una certa ironia, e questa umanità la rende profondamente autentica. La sua storia, in fondo, ci invita a riflettere sulla possibilità di ogni individuo di ricominciare, di affrontare le proprie vulnerabilità e di trovare una via per la redenzione, dimostrando che anche dai propri sbagli può nascere una nuova e più consapevole versione di sé stessi.